Se in questi giorni passi per Plaza del Carmen, qualcosa attirerà sicuramente la tua attenzione: un cavallo purosangue in bronzo sembra sospeso nell’aria, spostato verso un’estremità del suo piedistallo di cemento. Non ha né cavaliere, né sella, né redini. Solo briglie. È alto 6,30 metri ed è installato di fronte all’Hotel Thompson, in pieno centro di Madrid.
Si intitola *El rumor de la discordia* ed è opera dell’artista messicano Gonzalo Lebrija (Città del Messico, 1972). L’autore l’ha ideata nel 2017. Ora arriva a Madrid, concessa in prestito temporaneo al Comune, nell’ambito del processo di riqualificazione urbana della piazza. Lebrija e Alonso Díaz Etienne, rappresentante dell’Hotel Thompson, l’hanno presentata oggi, 14 ottobre, alle 12:30.
Un cavallo che infrange le regole della statua equestre

La scultura equestre tradizionale racconta storie di vittoria o sconfitta attraverso la postura del cavallo, la posizione delle sue zampe e il suo rapporto con il cavaliere. Lebrija stravolge questo codice. Il suo cavallo appare da solo, a riposo e decentrato, fermato nell’istante che precede il raggiungimento dell’asse del piedistallo. Senza una figura umana, l’animale diventa una presenza autonoma, sospesa nel tempo e nello spazio, in un punto di equilibrio e indeterminazione.
Il tempo, al centro del suo lavoro. L’opera fa parte della ricerca che l’artista sta sviluppando sul tempo, la sospensione e l’esperienza soggettiva degli eventi. Attraverso la fotografia, il video e la scultura, Lebrija lavora sui momenti effimeri e sull’intervallo tra ciò che è appena accaduto e ciò che deve ancora accadere. In quest’opera, questa idea assume dimensioni monumentali.
Una linea che già conoscevo. «El rumor de la discordia» segue la scia di altri suoi progetti monumentali, come «Condición Suspendida» e le opere di «Breve historia del tiempo», in cui esplora l’equilibrio e la possibilità di fissare nella scultura istanti che sarebbero altrimenti fugaci.
Installandola in Plaza del Carmen, una delle piazze più trafficate del centro, l’opera entra in dialogo diretto con il ritmo quotidiano della città. Per vederla non c’è bisogno di aspettare l’inaugurazione: è proprio in mezzo alla strada, alla vista di chiunque attraversi la piazza.