È difficile credere che ci sia qualche segreto sotto gli occhi delle migliaia di persone che ogni giorno passeggiano per la Gran Vía. Ma quest’anno compie 100 anni un edificio che da anni è diventato un simbolo agrodolce della città: un palazzo protetto e carico di storia, chiuso dal 2008 e la cui riapertura è stata annunciata per il 2026… ma che continua ad aspettare che i lavori inizino davvero.
A pochi metri da Callao, la sua facciata monumentale rimane recintata e silenziosa nella via più vivace di Madrid, mentre all’interno si susseguono cambi di proprietà e di progetti, tra piani falliti di trasformarlo in un negozio, promesse di restituirlo alla cultura e, più recentemente, l’arrivo di un nuovo proprietario che assicura di volerlo riaprire come grande spazio scenico del XXI secolo.
Un secolo di storia nel cuore della Gran Vía
Il Palacio de la Música fu inaugurato nel 1926 al numero 35 della Gran Vía, opera dell’architetto Secundino Zuazo, con l’obiettivo di diventare una sala da concerto e un cinema per la Sociedad Anónima General de Espectáculos (SAGE). Per decenni è stato uno dei grandi templi del divertimento madrileno: prima come sala da concerto, poi come cinema dove sono stati proiettati film leggendari come “Via col vento” o “Gilda”, e più tardi come complesso con due sale dopo una ristrutturazione nel 1982. La chiusura definitiva è avvenuta il 22 giugno 2008, dopo oltre 80 anni di attività ininterrotta, proprio nel pieno del boom della trasformazione dei cinema della Gran Vía in negozi e altre attività commerciali.
Quello stesso anno l’edificio fu acquistato dall’allora Fondazione Caja Madrid (oggi Fondazione Montemadrid), con l’idea dichiarata di ristrutturarlo e mantenerne la destinazione culturale. Da allora, il Palazzo ha vissuto più di un decennio e mezzo di piani, permessi e progetti: un periodo in cui la sua facciata ha continuato a far parte del panorama della Gran Vía, mentre l’interno rimaneva al buio, con il pubblico che si chiedeva se sarebbe mai tornato a entrare da quella porta per un concerto o un musical.
Chiuso da quasi 20 anni: cosa è successo lì dentro

La cronologia della chiusura aiuta a capire perché sia percepito come un simbolo di promesse non mantenute. Nel 2005 il Comune ha modificato la destinazione d’uso dell’edificio, consentendone la trasformazione in spazio commerciale, ma i piani per trasformarlo in un grande negozio di moda si sono scontrati con l’opposizione dei cittadini e con la tutela del patrimonio dell’immobile. Nel 2020, dodici anni dopo la sua chiusura, l’assessorato allo Sviluppo Urbano del Comune ha dato il via libera al progetto della Fondazione Montemadrid per riqualificarlo come teatro e spazio scenico, con permessi che prevedevano un intervento di circa 6.600 m² e una durata stimata dei lavori di 24 mesi.
La Fondazione stessa ha spiegato che il suo obiettivo era rispettare gli elementi originali dell’edificio – che fa parte del catalogo di tutela integrale – e valorizzarlo come punto di riferimento culturale della Gran Vía, con una grande sala per spettacoli, una sala polivalente al piano superiore e uno spazio aperto sulla strada, protetto da vetrate, sulla balaustra. Tuttavia, i tempi si sono allungati: prima si è dovuto adattare il progetto alle esigenze di tutela del patrimonio e di sicurezza, poi ottenere le autorizzazioni e, già nel 2025, l’ente ha ammesso di essersi concentrato sull’«ottenimento di un’autorizzazione per un progetto di ristrutturazione in accordo con le istituzioni madrilene», riuscendo a ottenere l’autorizzazione definitiva solo pochi mesi prima.
La riapertura promessa per il 2026
Per anni, il portale turistico ufficiale del Comune e diversi mediahanno indicato il 2026 come data prevista per la riapertura, in coincidenza con il centenario della sua inaugurazione. L’idea era quella di riportare in vita il Palazzo della Musica come parte della Broadway madrilena,inserendolo nel circuito dei teatri e dei musical della Gran Vía nell’anno del suo centenario.
Alle soglie di quel centenario, però, le cose non sono così chiare. Nonostante la licenza e i progetti sulla carta, nell’edificio non si notano trasformazioni significative né lavori visibili dalla strada, il che rende difficile far coincidere il calendario dei lavori con un’effettiva riapertura nel 2026. La stessa Fondazione Montemadrid ammetteva nel 2025 che l’appalto non era ancora stato aggiudicato e che il consiglio di amministrazione stava valutando offerte e modelli di gestione per garantire che il Palazzo tornasse a essere un punto di riferimento culturale e di svago nella capitale.
Dopo questa battuta d’arresto, lo scorso anno il Palacio de la Música è stato venduto al gruppo di investitori svizzero Zephyros, con l’impegno di recuperare l’immobile come spazio culturale e di potenziare l’attività della fondazione con le risorse ottenute. Il nuovo proprietario si è impegnato a intraprendere un ampio progetto di ristrutturazione nei prossimi tre anni per trasformare l’edificio in una struttura all’avanguardia, rispettandone il valore patrimoniale e la storia architettonica.
Il progetto presentato prevede uno spazio versatile e contemporaneo, con oltre 7.000 m² distribuiti su diversi piani, una grande sala con circa 1.200 posti a sedere (espandibili fino a circa 1.800 spettatori grazie a un sistema retrattile) e una programmazione che unisce musica, teatro, mostre e conferenze. Il Comune ha dato il via libera a questo nuovo progetto, che punta a mantenere la destinazione d’uso culturale nonostante la tentazione di trasformare l’edificio in un semplice spazio commerciale, cosa che lo distingue dagli altri vecchi cinema della Gran Vía trasformati in negozi.
Un’icona architettonica ed emotiva

Al di là di scadenze e permessi, il Palazzo della Musica è un edificio dal forte valore simbolico per Madrid. Progettato da Secundino Zuazo – lo stesso architetto della Casa de las Flores e di parte del complesso Nuevos Ministerios – unisce una facciata monumentale in stile classicista a una sala interna che, ai suoi tempi, era un paradigma di modernità e acustica. La cornice a galleria ionica, le colonne, i vasi decorativi e la posizione all’angolo tra la Gran Vía e la Calle de la Abada lo hanno reso uno dei profili più riconoscibili dell’asse.
Per diverse generazioni, poi, l’edificio non è solo architettura: è memoria. Lì si sono viste prime cinematografiche, si sono tenuti concerti, si è vissuto il passaggio dal cinema delle grandi sale a spazi più suddivisi, e ha ospitato grandi artisti internazionali del calibro di Sophia Loren.