La Comunità di Madrid ha approvato una riforma della normativa che regola il Plan Vive che, sulla carta, “rende più flessibili” i requisiti economici e accelera le assegnazioni, ma che allo stesso tempo inasprisce chiaramente il criterio di radicamento: per essere in prima linea nell’accesso a questi alloggi in affitto a prezzi accessibili non basteranno più tre anni di residenza nel comune, ma ne serviranno cinque, insieme ad altri cambiamenti chiave su come vengono assegnati gli appartamenti.
Finora, chi voleva candidarsi per un appartamento del Plan Vive doveva dimostrare di essere residente o di lavorare da almeno tre anni nel comune in cui veniva costruito il complesso, oppure da cinque anni in qualsiasi località della Comunità, per salire di posizione nella lista. Con il decreto approvato questa settimana, il Governo regionale alza la posta in gioco:
- Avranno la priorità assoluta i richiedenti con almeno cinque anni di residenza nel comune o che lavorino lì da almeno cinque anni.
- Al secondo posto ci saranno coloro che dimostreranno dieci anni di residenza in qualsiasi punto della Comunità di Madrid (prima erano cinque).
- Le altre persone residenti potranno accedervi solo se gli alloggi non saranno stati assegnati ai due gruppi precedenti.
La Comunità difende il cambiamento come un “rafforzamento del radicamento territoriale”, con l’argomentazione che gli alloggi sovvenzionati devono andare prima a chi è legato da più tempo al comune o alla regione.
Più terreno pubblico e liste d’attesa dinamiche

Non sono tutte restrizioni. La stessa riforma del decreto 84/2020 amplia il campo d’azione del Plan Vive affinché la Comunità possa costruire alloggi su terreni di altre amministrazioni affiliate, come i comuni, e non solo su lotti regionali. L’idea è quella di disporre di più terreno per le costruzioni e aumentare l’offerta totale di affitti a prezzi accessibili, uno dei punti deboli segnalati da analisti e associazioni per il diritto alla casa.
Sono stati annunciati anche cambiamenti nella gestione e nella trasparenza delle assegnazioni. Ora le liste degli interessati dovranno essere pubblicate in modo permanente sul sito web del concessionario, con un link dalla pagina istituzionale, in modo che i richiedenti possano aggiornare i propri dati e verificare a che punto sono. Vengono inoltre ridotti i tempi di assegnazione e si permette di riassegnare gli alloggi di quote specifiche (come vittime di violenza di genere o persone in asilo) alla quota generale se rimangono liberi, con l’obiettivo di evitare appartamenti chiusi per mesi.
Soglie di reddito più ampie (ma con le clausole scritte in piccolo)
Un altro dei cambiamenti che l’Esecutivo presenta come una maggiore flessibilità è l’ampliamento delle soglie di reddito per determinate unità familiari. In particolare, per le famiglie di due persone ora si distinguono due fasce:
- Per gli alloggi a prezzo base: tra 1,5 e 5,5 volte l’IPREM.
- Per gli alloggi a prezzo limitato: tra 1,5 e 7,5 volte l’IPREM.
Finora si applicava lo stesso coefficiente previsto per le famiglie composte da una sola persona, il che escludeva le coppie con redditi complessivi leggermente superiori, pur non essendo redditi elevati. Con questa modifica, la Comunità sostiene che un numero maggiore di cittadini potrà soddisfare i requisiti ed entrare nella fascia del Plan Vive.
Inoltre, si apre la possibilità di utilizzare dati fiscali più recenti e di accettare dichiarazioni surrogative quando la situazione economica è cambiata in modo significativo rispetto all’ultima dichiarazione dei redditi presentata (ad esempio, recente perdita del lavoro), il che in teoria dovrebbe evitare ingiustizie nei casi limite.
Allo stesso tempo, il nuovo regolamento sugli alloggi popolari in fase di approvazione stabilisce, in generale per gli alloggi pubblici di Madrid, un minimo di cinque anni di residenza per l’affitto e dieci per l’acquisto, e basta che uno dei membri del nucleo familiare soddisfi questo requisito. In altre parole, l’inasprimento dei requisiti di residenza non è un’eccezione del Plan Vive, ma fa parte di un movimento più ampio nella politica abitativa regionale.