La tassa più controversa di Madrid degli ultimi mesi ha ormai una certezza, anche se scritta in piccolo: il Comune rimborserà parzialmente la tassa sui rifiuti. Dopo settimane di pressioni da parte dei residenti e una batosta giudiziaria da parte del Tribunale Superiore di Giustizia di Madrid (TSJM), José Luis Martínez-Almeida ha confermato che il Comune rimborserà quanto riscosso per la tassa sui rifiuti, ma solo “nei casi in cui la legge lo consenta”, il che, in pratica, esclude la maggior parte dei madrileni che hanno pagato senza presentare alcun tipo di reclamo.
L’origine del pasticcio sta nell’Ordinanza Fiscale 8/2024, la norma che ha regolato la nuova tassa sui rifiuti riscossa nel 2025 ai residenti dei 21 distretti della città. Questa tassa, giustificata dal Comune come un obbligo derivante dalla normativa statale sui rifiuti, ha iniziato a essere riscossa in autunno e ha suscitato un’immediata opposizione, soprattutto per l’enorme disparità di importi tra i quartieri e per il fatto che grava su abitazioni che pagano già l’IBI.
Diverse organizzazioni, associazioni di quartiere e gruppi politici hanno impugnato l’ordinanza davanti al TSJM, che lo scorso marzo ha dichiarato nulla di pieno diritto la tassa per “vizi sostanziali” nella sua procedura, ritenendo che il Comune avesse omesso una parte essenziale della relazione tecnico-economica che doveva giustificare gli importi. La nullità di pieno diritto è la forma più grave di invalidità: a tutti gli effetti, equivale a dire che la tassa non avrebbe mai dovuto esistere.
Nonostante ciò, la sentenza non è ancora definitiva. Il Comune ha 30 giorni di tempo per presentare ricorso in cassazione davanti alla Corte Suprema, e gli uffici legali comunali stanno ancora valutando se farlo o meno, mentre i residenti si chiedono cosa succederà ai soldi che hanno già versato.
A chi verrà restituito il denaro (e a chi no)

È qui che entra in gioco la “clausola nascosta” di cui parla Almeida. La Legge sulle Finanze Locali permette che, in caso di tassa annullata, il Comune restituisca quanto riscosso a tutti i contribuenti o solo a chi aveva presentato ricorso al momento, e il TSJM ha optato per la seconda interpretazione. Ciò significa che non ci sarà un rimborso automatico e generalizzato, e che il Comune si limiterà a rimborsare il denaro a chi aveva già avviato un procedimento amministrativo contro la tassa.
Secondo l’Associazione Spagnola dei Consulenti Fiscali (AEDAF), avranno diritto al rimborso solo i madrileni che hanno presentato un ricorso o un reclamo prima che la sentenza fosse resa nota: coloro che si sono rivolti all’Agenzia delle Entrate comunale o al Tribunale Economico-Amministrativo Municipale seguendo le campagne promosse da associazioni di quartiere come la FRAVM. Si stima che siano circa 130.000 persone, contro le centinaia di migliaia che hanno pagato senza presentare ricorso, quindi la maggior parte rimarrà esclusa dal rimborso a meno che futuri ricorsi non cambino il criterio.
Il Comune ha già fatto sapere che rispetterà “rigorosamente” la sentenza e restituirà i soldi in questi casi, ma non estenderà questa decisione al resto dei contribuenti di propria iniziativa, sostenendo che la legge non lo obbliga a farlo e che l’impatto sul bilancio sarebbe molto elevato. La tassa generava circa 300-350 milioni di euro all’anno per le casse comunali, e l’importo finale da restituire dipenderà da quante di quelle 130.000 richieste andranno a buon fine fino alla fine del processo.
Come verranno gestiti i rimborsi
Per chi ha già presentato reclamo a tempo debito, la strada sarà relativamente chiara. Se la sentenza del TSJM diventerà definitiva — cioè se il Comune non ricorrerà in appello o se la Corte Suprema confermerà la nullità —, il Comune dovrà riconoscere il diritto al rimborso e applicare la consueta procedura di “restituzione delle entrate indebite”.
Questa procedura, regolata dalla stessa Agenzia delle Entrate di Madrid, consiste nel rimborsare le somme versate in eccesso nelle casse comunali a causa di doppi pagamenti, errori o, come in questo caso, l’annullamento della norma che giustificava la tassa. La procedura può essere d’ufficio (avviata dalla stessa Amministrazione sulla base dei reclami già presentati) o su richiesta dell’interessato, ma in entrambi i casi passa attraverso l’Agenzia delle Entrate municipale.agenciatributaria.
Chi non ha presentato ricorso prima della sentenza ha un compito molto più difficile. La dottrina applicata dal TSJM — e che il Comune ha deciso di seguire — sostiene che, non essendo stati contestati entro i termini, quei pagamenti non sono considerati “entrate indebite” ai fini di un rimborso di massa. In teoria, qualsiasi cittadino può ancora presentare una richiesta di rimborso all’Agenzia delle Entrate entro il termine generale di quattro anni dal pagamento, ma gli esperti fiscali avvertono che, senza un cambiamento dei criteri giudiziari, queste richieste hanno poche possibilità di andare a buon fine.