La nuova tassa sui rifiuti di Madrid affronta i suoi giorni decisivi in tribunale. Tra circa una settimana, la Corte Suprema di Giustizia di Madrid (TSJM) deciderà sul ricorso presentato dall’Associazione Spagnola dei Consulenti Fiscali (Aedaf) contro l’ordinanza che ha creato la nuova tassa sui rifiuti del Comune, introdotta nel 2025 e che ha fatto salire di colpo la bolletta della spazzatura per centinaia di migliaia di famiglie e negozi. In gioco ci sono circa 300 milioni di euro e la possibilità che la tassa venga annullata, come già successo in passato con la plusvalenza comunale.
A differenza dei ricorsi individuali contro singole liquidazioni, il ricorso dell’Aedaf contesta direttamente l’ordinanza fiscale 8/2024 che regola la tassa, cioè la stessa norma comunale che la ha creata. Questo ha permesso un procedimento più veloce: il processo è già in fase di conclusione e manca solo la sentenza del TSJM, prevista per questo mese di febbraio. Il nocciolo della questione giuridica è se il metodo di calcolo scelto dal Comune — in cui l’81% della quota dipende dal valore catastale dell’immobile — rispetti il principio del “pagamento per generazione” richiesto dalla legge 7/2022: chi produce più rifiuti paga di più, non chi vive in una casa più costosa.
Perché si parla di “tasazo” e come ricorrervi

Dal 1° settembre 2025, la nuova tassa sui rifiuti viene riscossa separatamente dall’imposta sui beni immobili (IBI) e ha comportato notevoli aumenti della bolletta dei rifiuti. Ora si parla di circa 140 euro all’anno in media per le abitazioni e circa 310 per i negozi, con casi che superano i 400 o 450 euro a seconda del valore catastale. I gruppi di quartiere, le associazioni dei consumatori e i partiti dell’opposizione la considerano “ingiusta, sproporzionata e poco trasparente”, perché non tiene conto di cose come il numero di persone che vivono in una casa o l’uso effettivo dell’immobile. Il Comune, dal canto suo, sostiene che la tassa è obbligatoria per legge statale, che deve coprire il 100% dei costi di raccolta e trattamento dei rifiuti e che sono state introdotte agevolazioni per i redditi bassi e le famiglie numerose.
Se il TSJM dichiari nulla l’ordinanza, si aprirebbe uno scenario simile a quello della plusvalenza comunale: la tassa non potrebbe più essere riscossa così com’è e il Comune dovrebbe riformularla per adattarla ai criteri del tribunale. Tuttavia, il rimborso non sarà automatico per tutti. Gli esperti dell’Aedaf ricordano che solo chi ha presentato ricorso entro un mese dalla notifica, sia tramite ricorso di ripristino presso l’Agenzia delle Entrate di Madrid sia tramite reclamo economico-amministrativo presso il TEAMM, avrà diritto al rimborso di quanto versato.
Per questo motivo, negli ultimi mesi sono proliferate le piattaforme, dalle agenzie private alle associazioni di quartiere o ai partiti come Más Madrid, che offrono moduli e guide per contestare la ricevuta, spesso raccomandando di pagare prima e di presentare il reclamo in un secondo momento per evitare more e possibili pignoramenti. Se la sentenza è favorevole ai ricorrenti, il loro denaro potrebbe essere rimborsato, mentre gli altri contribuenti non avrebbero questa possibilità di rimborso.
Parallelamente alla battaglia legale, il governo di José Luis Martínez-Almeida ha annunciato adeguamenti dell’aliquota per il 2026, con l’obiettivo dichiarato di “garantire maggiore equità e certezza giuridica” al calcolo. Tra le modifiche allo studio ci sono la revisione del peso del valore catastale, l’introduzione di più fasce in base all’uso dell’immobile o l’estensione delle agevolazioni per determinati gruppi. Tuttavia, il Comune insiste sul fatto che la tassa in sé non sparirà, perché la legge obbliga tutti i comuni con più di 5.000 abitanti a introdurre un’imposta specifica per finanziare la gestione dei rifiuti.