Sul selciato di Plaza de la Luna, una targa installata con l’approvazione del Comune di Madrid attesta l’esistenza di un ingresso ufficiale verso un’altra dimensione. Questo segnaposto circolare, che passa inosservato a molti dei pedoni che camminano per il centro della capitale, indica il punto esatto di un portale verso l’«Umbrasfera», un mondo parallelo composto interamente dalle ombre del nostro stesso pianeta.
Il testo inciso sulla superficie metallica spiega come funziona questo universo alternativo. L’idea di base è che tutte le ombre siano collegate tra loro, formando un tessuto continuo. Secondo questa logica, la zona più scura e profonda di qualsiasi ombra funge da passaggio diretto verso un’altra, permettendo in teoria di viaggiare in qualsiasi punto del globo. Così, l’“Umbrasfera” si presenta come una vasta rete di percorsi nascosti che si estende sotto la realtà visibile.
Un progetto artistico su scala mondiale
La presenza di questo portale a Madrid non è un caso isolato, ma fa parte dell’opera di Eames Demetrios, un artista che si definisce “geografo interdimensionale”. L’artista ha concepito questo progetto come un modo per sovrapporre un universo di fantasia alla geografia reale, sostenendo che questo mondo parallelo coesista contemporaneamente al nostro.
Il segnale madrileno è stato incastonato nel pavimento nel 2011 e ha avuto persino una cerimonia di inaugurazione pubblica. Si aggiunge alle centinaia di targhe e segnaletica che Demetrios ha installato progressivamente in tutto il mondo. Ognuno di questi interventi fisici svela un evento, un personaggio o una legge fisica di questa dimensione alternativa.
Il formato dell’opera simula la struttura di un romanzo frammentato su scala planetaria. Invece di raccogliere la storia in un formato fisico tradizionale, l’autore ha scelto di nascondere ogni capitolo in un angolo diverso della Terra. In questo modo, chi si imbatte in una di queste targhe scopre un nuovo frammento letterario che contribuisce a comporre la mappa completa di questa realtà parallela.