Si è mosso nella Parigi dei grandi fotografi come Robert Doisneau, Cartier-Bresson, Brassaï o Guy Bourdin, è entrato a far parte dell’Associazione Fotografica della Catalogna e ha fatto parte della Scuola di Barcellona; ha lavorato per la stampa, case editrici e agenzie pubblicitarie, ma la bussola che lo ha guidato nello scattare ogni fotografia non è mai stata una disciplina estetica: è stata la sua stessa intuizione. E questo è evidente nella mostra fotografica che Madrid dedica a Oriol Maspons (1928-2013).
«Fa in ogni momento e in ogni fase ciò che gli chiedono il corpo e la macchina fotografica, perché è quasi sempre stato un occhio che vive dietro l’obiettivo», scrive dell’accademico Publio López Móndejar. Essendo questa una filosofia così personale, non poteva che dare origine, in modo coerente, a uno stile unico e riconoscibile ovunque.
Con quello sguardo tutto suo, «diretto, ironico», è riuscito a ritrarre la modernizzazione dell’immagine della Spagna durante la seconda metà del XX secolo – i cambiamenti sociali, culturali ed estetici – coniugando con naturalezza due mondi: «quello amabile e mondano con quello surreale e denunciabile», sottolinea Mondéjar.
La selezione fotografica è inoltre completata da materiale bibliografico e d’archivio della collezione Pedro Melero / Marisa Llorente.
Come visitare gratuitamente la mostra di Oriol Maspons?

La mostra è visitabile nella sala di fotografia della Real Academia de Bellas Artes de San Fernando (calle de Alcalá, 13) – al terzo piano – fino al 14 giugno 2026, dopo che è stata approvata una proroga per la sua permanenza nella capitale: la data di chiusura era fissata, in principio, per il 12 aprile.
Anche se di solito l’ingresso al museo costa tra i 3€ e i 10€, è possibile visitarlo gratis in un orario specifico: dal martedì al venerdì (esclusi i giorni festivi) dalle 13:30 alle 15:00, oltre che in altre date speciali come il 18 maggio (Giornata Internazionale dei Musei).
L’ingresso gratuito include l’accesso sia alle collezioni permanenti (Museo e Gabinetto di Goya) che a quelle temporanee.