Forse a molte persone il titolo di questo articolo sembrerà un déjà vu: «Ma questa misura non era già stata approvata?». La risposta è sì, ma è proprio questo mese di aprile – un anno dopo la sua entrata in vigore con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale dello Stato (BOE)– che il mancato rispetto delle misure obbligatorie previste dalla Legge sulla prevenzione delle perdite e degli sprechi alimentari inizia ad avere conseguenze per gli esercizi commerciali.
Negli ultimi dodici mesi è stato in vigore un periodo di tolleranza, scaduto lo scorso 3 aprile 2026, durante il quale le aziende dovevano adeguarsi alla nuova normativa. Tra le misure da applicare c’è l’obbligo di offrire ai clienti la possibilità di portarsi via, senza alcun costo aggiuntivo, il cibo che non hanno consumato – oltre a informare chiaramente il cliente al riguardo, preferibilmente sul menu stesso.
Altri obblighi previsti dalla normativa sono l’applicazione di un piano di gerarchia delle priorità – ovvero: consumo umano con donazione, valorizzazione degli alimenti attraverso la loro trasformazione, alimentazione animale e consegna a impianti di compostaggio – o la promozione di accordi per donare alimenti a diverse entità di iniziativa sociale, senza scopo di lucro o banchi alimentari.
Non riguarda solo i ristoranti: la normativa coinvolge tutti gli attori della filiera alimentare, come nel caso, ad esempio, dei supermercati, che devono promuovere l’acquisto di prodotti la cui data di scadenza è vicina.
Chi è esente dall’applicazione di questa legge?

Sono esenti da tale obbligo, per loro stessa natura, i ristoranti a buffet e anche le microimprese con meno di 10 dipendenti. Non riguarda nemmeno le piccole aziende agricole con meno di 50 dipendenti e le attività svolte in locali con una superficie pari o inferiore a 1.300 m².
Multe per chi non rispetta la Legge sullo spreco alimentare
L’ammontare delle sanzioni per chi non rispetta quanto stabilito dalla legge va dai 2.000 € (per infrazioni come non informare i clienti che possono portarsi via il cibo) ai 500.000 € nei casi considerati più gravi (come commettere ripetutamente infrazioni gravi in un determinato periodo di tempo).
L’importanza di questa misura contro lo spreco alimentare
La necessità di questa misura è contenuta nel testo di legge approvato lo scorso anno, secondo cui «le perdite e gli sprechi alimentari sono segno di un funzionamento inefficiente dei sistemi alimentari e di una mancanza di consapevolezza sociale». Pertanto, continua la norma, «ridurre drasticamente tale volume di perdite e sprechi alimentari è un imperativo morale dei poteri pubblici e degli operatori della filiera».
Con questa legge si punta a ridurre del 50% entro il 2030 i rifiuti alimentari pro capite nella vendita al dettaglio e nel consumo e a ottenere una diminuzione del 20% delle perdite alimentari nelle catene di produzione e approvvigionamento.